Quanto vale una moto nuova se componenti importanti, come il gruppo termico, sono "usa e getta"?

Quando si compra una moto bisogna fare i conti di quanto ci costerà dopo mantenerla e ripararla in caso di rottura considerando che, per i mezzi non usati nelle competizioni, i ricambi aftermarket spesso non ci sono e quelli ufficiali potrebbero rendere la riparazione non conveniente.


Un momento emozionantissimo: la scelta della tua prossima lei.

Oggi mi è successa una cosa inaspettata. Dopo un evento più unico che raro, ovvero un grippaggio di una piccola moto moderna a 4 tempi, peraltro di una nota casa giapponese cui si fa sempre riferimento in termini di affidabilità, mi sono ritrovato a scoprire che non ci sono possibilità di maggiorazione sul pistone. Sapete questo cosa significa, in soldoni? Semplice: nessuna possibilità di rettifica!


Quando il sogno diventa un incubo

Partiamo dal principio: arriva in officina un vecchio conoscente, il cui amico che ci presenta ha acquistato per il figlio una moto nuova, quindi ancora in garanzia ufficiale della casa, alla quale però la casa non vuole offrire assistenza. E già qui ci sono due anomalie sistemiche evidenti rispetto alla "normalità": un giovane che vuole andare in moto, ed una casa che, attraverso un suo concessionario ufficiale, non ne vuole sapere di rispondere. Il fatto è grave, perchè genera un precedente che inevitabilmente affosserà la fiducia nel concessionario in primis, ma anche nella Casa che rappresenta in seconda battuta; ed in un periodo storico in cui la moria di vendite è così sensibile, e la diffusione di informazioni via social è così potente, soprattutto quando si tratta di fare critiche, sembra un karakiri privo di senso. Pensate alle conseguenze dirette di questo gesto: un ragazzo senza moto, una coppia di genitori che dovranno aprire il portafoglio per riparare un danno pesante su una moto nuova, da poco acquistata con la tranquillità delle coperture di garanzia e dell'affidabilità che una moto nuova dovrebbe dare, promosse da quello stesso concessionario che ora si mura dietro a postille contrattuali decise dalla mandante che rappresenta mettendoci la faccia, e per fare quale figura? La situazione è esplosiva.

Ma al di la delle considerazioni personali di natura umana, analizziamo la situazione sotto un profilo un po' più tecnico: è possibile che una casa motociclistica di primaria importanza non fornisca questo ricambio per una moto in attuale produzione? E perchè questa scelta? La mia visione soggettiva, che tengo a precisare non ha nessun riscontro provato con le scelte della casa tirata in causa in questa storia, ed è anche questa una delle ragioni per cui ometto il nome della stessa, è che sia tutto vincolato ad una questione di numeri.



Talvolta, nonostante i nostri sforzi, i conti non tornano...

In un mondo ed un mercato in cui il consumismo assoluto continua a sembrare essere l'unica opzione, il mercato dei ricambi diventa un vero e proprio campo minato, dove anche i più grossi player di settore rischiano cifre importanti, visti i tempi che stiamo vivendo. Diventa quindi tassativo ridurre quanto più possibile l'incidenza di questa variabile, analizzando scrupolosamente le marginalità economiche strette ad ogni singolo bullone, legate ad ogni millimetro di adesivo... ma purtroppo tutta questa matematica non tiene mai in conto il valore effettivo delle cose. Perché si: tenere a magazzino una moto costa 3/4 volte il produrla, ed avere il magazzino ricambi di quella stessa moto costa ancora di più; tuttavia risultano quantomeno discutibili una serie di scelte prese dalle sezioni marketing, che vincolano giocoforza la vita della moto e la qualità della vita di chi la acquista, che dovrebbe a questo punto fare un'analisi dei ricambi disponibili prima di scegliere una moto.

Capirete anche voi, da appassionati, che la cosa non sta in piedi! La moto è un'emozione che si vive "di pancia" dal primo sguardo, e non diversamente dall'amore, non siamo predisposti ad analizzare i difetti che può avere l'obbiettivo del nostro desiderio: lo vogliamo e basta.

MA (...c'è sempre un MA...) non possiamo più permettercelo. Infatti, su una moto di piccola cilindrata, dal relativamente basso costo iniziale, e dalla grandissima svalutazione, come possiamo permetterci una riparazione che prevede obbligatoriamente la sostituzione di un elemento economicamente gravoso come un gruppo termico orignale, quando tra ricambi e manodopera si rasenta lo sforamento del tetto del valore della moto?


La luce in fondo al tunnel? Più vicina di quanto non pensi!

Fortunatamente ci sono soluzioni alternative, come i kit di ricambi aftermarket, che oltre a rimpiazzare a minor costo i componenti orginali, spesso e volentieri ne aumentano prestazioni ed affidabilità anche restando all'interno dei limiti normativi. Merito soprattutto di un uso di materiali di livello superiore, studi approfonditi e numerosi test, legati anche alle esperienze in campo gare, ed a tutto quello che serve sapere su come migliorare un prodotto che nasce buono, ma non ottimo, per via dei limiti costretti da un'industrializzazione mossa sempre più verso la massima economizzazione voluta da un consumismo di massa piuttosto che votata all'utile del consumatore.

Risulta lapalissiano come questo concetto non solo non sfiori minimamente la mentalità imprenditoriale delle aziende che realizzano i kit aftermarket, ma addirittura ne delinei l'antitesi perfetta. Una azienda che in questo senso ricalca perfettamente questo pensiero e sviluppa in modo autonomo prodotti di altissimo livello qualitativo atti a migliorare le performance della maggior parte dei motori attualmente in commercio è l'italianissima Malossi, nata nel 1930. L'azienda negli anni è cresciuta nelle ambizioni, tenendo salde le radici nel proprio territorio con la vincente mentalità famigliare di innovare, qualità sempre meno attuale. Un approccio che porta alla risoluzione di problemi che altre aziende competitor nemmeno si pongono. Negli anni ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorare e conoscere personalmente molti soggetti a più livelli che lavorano o lavoravano per marchi di prima grandezza, e vi posso assicurare che la passione che muoveva quelle aziende non era meno sincera di quella di qualsiasi appassionato che ho incontrato in vita mia, ed il risultato di questa onestà intellettuale si vede sempre, nei risultati. MA...non tutte le ciambelle riescono con il buco. Infatti anche in queste splendide realtà, che per anni sono state a mio avviso la vera cartina al tornasole dell'industria automotive, quantomeno per il successo riscosso nel pubblico, si devono fare delle scelte. Ed ecco che anche qui, purtroppo, siamo talvolta confinati nella scelta dei modelli più venduti, di quelli più usati nel magico mondo delle competizioni, di quelli "su cui puoi mangiare". D'altra parte, oggi, chi investirebbe mai su un 125, quando le cilindrate minori per una competizione velocistica partono dal 300? Mancano gli artigiani, mancano i maniaci delle preparazioni fatte a mano, mancano le notti insonni a provare il perfezionamento due colpi di lima alla volta. La naturale evoluzione della razza umana ha subito un'accelerazione tale nell'ultimo secolo, che ha totalmente eclissato quanto fatto prima del '900, ma c'è da chiedersi a che prezzo. Quanto ci costa oggi, essere arrivati a questo livello di tecnica? Quanto ci costa oggi essere in una società che abbiamo creato così tanto vincolata alla crescita economica al punto tale da diventare completamente succubi della matematica che noi stessi abbiamo definito, anzichè esserne padroni e soggiogarla al nostro beneficio? Considerazioni forse un po' troppo profonde e fuori tema, per un blog riservato alle moto, ma tutto mi è partito da una domanda semplice: ma quanto mi costa una moto, dopo che l'ho acquistata?



Malossi, reparto sperimentazione.


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