MotorPrototype tales - Approfondimento sui technical partner - Conti Racing Assistance

Aggiornato il: feb 6

In questo secondo appuntamento vi racconterò di come l’arte si nasconde nelle forme della Moto2 di Sfida da Bar, la nostra Motorprototype. Vi racconto come è stato realizzato il serbatoio nascosto sotto le carene.



Se vi capitasse di incontrare in pista una moto con questo logo...osservatela bene...se riuscirete a starle vicino, ovviamente...

Se è vero che l’arte è già nella materia, e che il compito dell’artista è quello di farla emergere a favore di tutti, allora non si possono che definire artisti Stefano e Simone Conti, fratelli e soci in affari.

L’officina nella quale operano sembra un po’ più la tana dello scienziato pazzo, piuttosto che la boutique da cui ti aspetteresti vedere uscire quelle moto straordinarie che si danno battaglia sia sui campi gara, sia nei concorsi di design. Sì, perché uno degli aspetti più particolari di questa officina è che grazie alle due geniali menti dei fratelli Conti, si può dare libero sfogo tanto al desiderio di performance grazie all’esperienza ed all’estro di Stefano, quanto a quello di personalizzazioni “estreme” grazie alla sapiente arte del battilamiera che ha già garantito a Simone premi e riconoscimenti in mezzo mondo.

L’officina Conti infatti può garantire assistenza a 360 gradi, sia per moto ad uso stradale che per le competizioni, gestendo con professionalità tutti gli elementi in causa, dall’impianto frenante al motore, passando per le sospensioni e tutte le personalizzazioni di telaistica che possiate immaginare ed anche oltre! Sì, perché quello è un posto dove basta chiedere, ed in un qualche modo loro troveranno la soluzione al vostro problema. E non importa quale moto gli portiate… Sapranno stupirvi su tutti i marchi, modelli, ed applicazioni “alternative”(Tipo auto con motore da moto, o…motoslitte!!!).

In segreto mi è stata confessata una predilezione per le rosse, ma questo non sia di pregiudizio per gli estremisti anti-italiane, al contrario: da tecnico vi posso assicurare che chi sa lavorare davvero bene sulle opere d’arte a due ruote che nascono a Borgo Panigale, generalmente è straordinariamente capace su tutte le altre...

Nel cuore della Motor Valley

In questo angolo di paradiso meccanico, sito in quel di Castellarano (RE) la nostra Motorprototype è stata portata a metà lavori, per rispondere ad una esigenza particolare che avevo in mente dal primo momento in cui nella sala riunioni del direttivo di Sfida da Bar si è discusso questo progetto: lo sviluppo della moto doveva rispecchiare i canoni guida di una vera moto da corsa, pur rimanendo usufruibile per i più.

Sulla base di questo diktat, uno degli obbiettivi che mi ero posto era quello di alleggerire quanto più possibile la moto nella guida, e per farlo senza utilizzare materiali pregiati che avrebbero giocoforza inficiato il rapporto di spesa entro cui volevamo attestarci, diventava sempre più importante calcolare l’accentramento delle masse ed il bilanciamento della moto in tutte le sue condizioni. Grazie alla mia esperienza nel mondo delle corse, ho pensato ad una soluzione per il serbatoio che lo portasse quanto più possibile verso il baricentro della moto, e che fosse configurato in modo tale da far risentire il meno possibile nella guida la differenza tra serbatoio pieno e serbatoio vuoto.


Con questa configurazione abbiamo affrontato il primo shakedown della nostra moto. Abbiamo voluto godere dello spettacolo del serbatoio tutto il giorno...

Ovviamente questa richiesta è stata fatta in perfetto stile Sfida da Bar… praticamente una Mission Impossible. Ma è proprio questo che rende speciale ogni componente di questa moto, ed ogni azienda che ha creduto in noi ed in questo progetto: ognuno si è spinto oltre il proprio limite, ed ha messo quel pezzo in più di cuore necessario per centrare l’obbiettivo finale.

 E così, dopo la presentazione del progetto, io ed i fratelli Conti abbiamo iniziato a valutare possibilità incrociando le mie fantasie smisurate da MotoGP con la loro solida razionalità, data da un’esperienza che affonda le radici negli insegnamenti del padre, imprenditore della carpenteria di lunga esperienza.

Da subito si è creata un’intesa che non è rara in questi ambienti, ma che non mi aspettavo di trovare così rapidamente in due perfetti sconosciuti che invece (soprattutto grazie ad amicizie comuni) mi hanno da subito accolto a braccia aperte in tutti i sensi: professionale e personale. Questo ovviamente ha fatto gioco al nostro progetto, perché da subito ha portato nuova linfa vitale al gruppo, muovendoci a riflessioni su futuri sviluppi che inizialmente non avevamo valutato sia per quanto concerne lo sviluppo della Motorprototype, sia per quanto concerne l’apertura di nuovi possibili scenari di collaborazioni anche svincolate da questo progetto.

Le idee dei due fratelli erano spesso in accordo sulla linea tecnica, ma non sempre lo erano altrettanto sulla linea estetica, dove dai dissidi trasparivano le tipiche dinamiche famigliari tra consanguinei nati sotto lo stesso tetto; ma nello stesso tempo il rispetto reciproco ed il desiderio di un buon risultato portavano i due alla riflessione sulla visione dell’altro, garantendo inoltre per quanto mi riguarda (con mio massimo stupore) un’attenzione estrema alle mie richieste, nonostante le obbiettive difficoltà che avrebbero apportato al loro lavoro.

Non erano passati nemmeno tre giorni dal nostro incontro, che già le chiamate si facevano frequenti anche se brevissime, per definire dettagli millesimali, a mio avviso quasi ininfluenti, ma che ogni giorno di più mi davano la misura di quanta distanza ci sia tra coloro che svolgono il proprio lavoro in maniera appena accettabile e dei veri professionisti.


Una delle tantissime foto che mi sono arrivate da Stefano, sempre celere e preciso nell'aggiornarmi sugli sviluppi dei lavori.


Nelle settimane a venire gli incontri necessari a valutare la realizzabilità delle mie idee e le difficoltà tecniche, dovute alle regole che io stesso avevo imposto a me e a loro, divennero sempre meno frequenti, così come gli scambi di foto e le informazioni sullo stato dei lavori… la cosa mi iniziava a preoccupare! Finché, come il classico fulmine a ciel sereno, mi arrivò la telefonata lapidaria e rassicurante, condita da quel tipico accento emiliano che rende tutto più leggero: “Vieni a prenderti la moto, che mi sta nei piedi?”

Proprio quando iniziavo a temere il peggio, sotto la spada di Damocle delle tempistiche veramente folli nelle quali stavamo lavorando per portare a casa il progetto Motorprototype, ho visto la luce! E ragazzi… che luce!

Nascondi le tue doti

Quando ho visto il lavoro finito sono rimasto letteralmente senza parole. Mi ci è voluto un attimo per trovare degli aggettivi che potessero descrivere la mia ammirazione per quel pezzo così sapientemente lavorato, così bello, e così apparentemente semplicemente perfetto per la nostra moto: sembrava nato lì dov’era!

“Sì, però mi raccomando, mica farlo vedere, che non è fatto bene…te l’ho fatto alla veloce…” Al suono di queste parole di Simone quasi svengo, e rassicurando gli confermo che il serbatoio sarà sotto la carena, ma a mio avviso era un peccato nasconderlo. La sua risposta, sinteticamente, fu che un serbatoio funzionale non sempre è anche esteticamente appagante, ed io avevo esposto una precisa esigenza, quindi non si era dato troppo da fare per creare qualcosa di bello. QUESTA è una differenza tra un artista e uno che sa semplicemente fare bene il suo lavoro.

Ma nell’officina Conti, come vi ho detto, non si è pensato solo alla realizzazione del serbatoio: infatti, con la scusa di controllare se tutto fosse a posto, e di testare un altro componente precedentemente installato, la nostra moto-laboratorio si è fatta anche un giro sul banco prova, perché in virtù dello scarico Silmotor (di cui vi parlerò più avanti) ed al filtro aria modificato dal sottoscritto, si era reso necessario un setting della carburazione. Certo, avrei voluto avere la possibilità di personalizzare anche gli anticipi di scoppio, di poter valutare il rapporto stechiometrico cilindro per cilindro, e di conseguenza poter lavorare sui singoli iniettori, magari montandone altri con maggiore portata e che lavorassero in sincrono con una pompa benzina ad alta pressione, ma si sa…. il Dott. Repetto mi aveva imposto dei limiti di preparazione per renderla comunque una moto a portata di tutti, sia nell’uso che nella manutenzione, oltre che nel costo di acquisto, quindi…

Comunque le doti velocistiche riscontrate nel Cremona Circuit durante le registrazioni di Batti il Campione 4, nonché i dati strumentali già rilevati a banco prova, avevano dimostrato che con questi piccoli accorgimenti la nostra moto poteva già regalare grosse soddisfazioni.


Con questo logo Simone Conti firma le sue creazioni più estreme. Cercatelo su FB, e rifatevi gli occhi!


Anche questa volta quindi vi abbiamo dimostrato come alcune eccellenze del nostro Paese possano realizzare i più audaci desideri di ogni motociclista che si rispetti, dal più smanettone al più sofisticato, passando per una sana dose di genuinità, voglia di fare e di farlo bene, e una notevole dose di simpatia e lucida follia.

L’officina Conti è a vostra disposizione anche per assistenza in campi gare nei principali trofei e campionati italiani, oltre che per tutti i servizi più tradizionali di officina che possiate pensare.

Per info: www.contiracing.weebly.com

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