Lorenzo ed il suo ritiro. Cosa perdiamo ora nel motomondiale?

Aggiornato il: feb 6

Da tecnico ho un’idea, da appassionato un’altra, ma la linea comune è la medesima: uno stile impeccabile! 


Un marchio di prestigio, privilegio di pochi eletti.

Jorge Lorenzo Guerrero: pentacampione, “martillo y mantequilla”, animo ribelle costretto in una tuta di pelle. Cosa dire di lui che non sia già stato detto? Ben poco, in realtà. Ma io vi voglio parlare di quello che, a mio avviso, mancherà a tutti gli addetti ai lavori ed a tutti quegli appassionati più esperti e con un occhio più tecnico che passionale.

C’è una cosa che tutti, ma proprio tutti, hanno sempre riconosciuto a questo campione Maiorchino: la sua guida pulita. Ma cosa significa “guida pulita”? Significa avere la capacità di mettere sempre le ruote negli stessi 3/8 cm di linea ottimale in ogni curva, prendere in mano il gas nello stesso modo del giro precedente, nello stesso punto, con la stessa delicatezza; sapersi muovere sulla moto, e gestirne il bilanciamento, nello stesso modo per i 95/130 km di una gara. Se pensate che sia solo questione di mero esercizio, o talento innato, provare a mettervi a disegnare una linea curva con una matita su un foglio 5 volte, e ditemi se alla fine avete una sola linea, o un’accozzaglia di scarabocchi. Ecco: avete un’idea migliore, ora?

Bene, ma andiamo oltre... perché questo potrebbe essere considerato ancora solo come talento; invece Jorge Lorenzo è, ed è sempre stato, un maniaco perfezionista. Le ore che passava con i suoi tecnici telemetristi ad analizzare i dati, per controllare come e dove migliorarsi, prendevano in prima analisi non tanto i dati della moto, ma i suoi. Voleva essere sicuro di replicare effettivamente giro per giro le stesse manovre, gli stessi carichi sulle staccate, sui movimenti delle sospensioni, e ovviamente su tutta la derivante gestione dei controlli elettronici.

Lorenzo è forse stato il migliore in assoluto a saper sfruttare da subito le potenzialità della complicatissima elettronica MotoGP, perché a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, sapeva perfettamente sempre, ad ogni giro, in ogni curva, dove metteva le ruote, quando, e perché.

Io vorrei saper guidare come Lorenzo

Jorge Lorenzo ha, da pilota, due caratteristiche che io letteralmente adoro, in qualità di tecnico: è preciso nel suo lavoro in pista, sia tra i cordoli che nel box, come pochissimi altri sono mai stati (al limite del diventare fastidioso e paranoico) ed è un fiero combattente.

Vedere guidare Lorenzo, anche in quelle gare in cui “partiva e andava via” era una grandissima emozione per me. Sì, in quel momento non era l’appassionato, italianissimo e quindi sanguigno motociclista che guardava; era il tecnico. Vedere la precisione con cui dominava una moto dalle prestazioni straordinarie quali una MotoGP è, con quella che sembrava la naturalezza con cui io nemmeno gestisco i traversi del carrello della spesa, era contemporaneamente straordinario ed annichilente per gli avversari, che a suo paragone sembravano banchi di pesci che saltavano fuori dall’acqua nel mesto tentativo di sfuggire ad un predatore implacabile. La sua capacità di avere sempre una totale lettura della situazione è stata da sempre anche la sua più ostica avversaria. Perché da grandissimo perfezionista quale è, se e quando avesse rilevato una forma di imperfezione sulla sua moto rispetto allo stile di guida che riteneva e ritiene probabilmente l'unico possibile, non sarebbe riuscito a concentrarsi su nient’altro che su quel difetto, esaltandone così ogni connotazione negativa. Come si sul dire:”La lingua batte dove il dente duole”, ma questa è sempre stata anche la carta vincente di tutti quegli avversari che sono riusciti a metterlo in difficoltà. Come poteva quindi, un assoluto perfezionista come lui, accettare di vedersi sorpassare da chi faceva saltellare la moto dentro alle curve con staccate mozzafiato con una apparente mancanza assoluta di controllo, e senza dubbio di eleganza di linea, e che comunque poi riusciva a far girare la moto?


Difesa o limite?


L’immagine che ho sempre collegato a Lorenzo è quella di un bambino incastrato in un’armatura medievale. Un cuore tenace e tenero, costretto dal suo lavoro a mostrarsi sempre inflessibile con sé stesso in primis, e con gli altri in seconda battuta, forse anche (almeno all’inizio della sua carriera) per darsi un tono e non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. E visto il talento che da sempre ha dimostrato di avere, ci sta anche che facesse così.

Poi però questa corazza è diventata un po’ troppo pesante da sostenere, e grande da manovrare. In fondo tutti noi abbiamo bisogno ogni tanto di essere un po’ più autoironici, di sentirci apprezzati e sostenuti al di là dei nostri risultati, di sapere che siamo benvoluti anche quando sbagliamo, o non andiamo ad obbiettivo. Secondo me, e ci tengo a sottolineare che questa è la mia personalissima interpretazione, quello che è mancato a Lorenzo è stato questo: una cinta di protezione dentro alla quale si sentisse libero di essere solamente “Giorgio”, come affettuosamente lo chiamava l’ing. Dall’Igna nei suoi esordi in Aprilia. Ed è stato proprio grazie a Gigi Dall’Igna che, ad esempio, Lorenzo ha deciso di affrontare una nuova sfida quando si è trasferito in Ducati. Sì certo, anche il contratto da capogiro che gli fu offerto ha fatto la sua giusta parte; ma, obbiettivamente, chi tra di noi motociclisti si sarebbe sobbarcato il rischio di allontanarsi da una squadra con cui si sono già vinti due mondiali, che ti tiene in considerazione come top rider di riferimento, che ti vede come il futuro del suo marchio, per andare con una squadra che ha vinto un solo mondiale, e peraltro grazie al pilota che ogni ingegnere, collaudatore, meccanico, telemetrista, ecc. ecc. abbia lavorato con lui, ritiene il più talentoso della storia del motociclismo di sempre? (Sembra inutile ricordarlo, ma si parla di Casey Stoner) Lasciatemi dire la mia, da appassionato e da tecnico: ci vuole del coraggio! Coraggio che ha avuto anche quando, dopo due stagioni decisamente deludenti in Ducati, ha rischiato di nuovo, giocandosi un all-in, salendo in sella ad una moto che in pochissimi riuscivano a gestire, e con un compagno di squadra scomodo come solo quello che ha avuto nel box nel 2015 poteva essere…nientemeno che il dominatore assoluto della scena degli ultimi anni in MotoGP, Marc Marquez! Solo un pilota senza speranze, un folle, oppure una persona con una determinazione implacabile avrebbe potuto scegliere di affrontare una sfida di questa portata; e siccome noi di Sfida da Bar ce ne intendiamo parecchio, non possiamo non amare ed ammirare chi ne accetta una di questa portata, dimostrando di avere due... DETERMINAZIONE.... così!! Onore e rispetto quindi ancora una volta a Jorge Lorenzo, il campione!

Il cuore e le trappole

Ma, come in tutte le favole, ci sono personaggi buoni e personaggi cattivi; ci sono situazioni edificanti, e racconti dalle dubbie interpretazioni. Lorenzo, per via del citato carattere dominante e forte, si è spesso inimicato, con affermazioni al limite dell’assurdo, piloti il cui charme subissava il suo indiscutibile talento, mettendolo in posizioni talmente scomode e pressanti che anche il risultato sportivo ne veniva inficiato o comunque sminuito sul confronto delle sue stesse parole. Spesso la sua determinazione lo portava a mettersi da solo in trappole psicologiche in cui anziché far cadere gli avversari si ritrovava vittima; come un cacciatore che sentendo il rugliare dell’orso, indietreggiando, finisce nella tagliola, così Lorenzo spesso in gara cadeva per la pressione che gli portavano gli avversari che lui stesso aveva definito non rilevanti ai fini della gara, spesso non tanto per smargiasseria, ma probabilmente perché in cuor suo si sentiva davvero invincibile rispetto a loro. E non me ne vogliano i suoi detrattori, ma spesso, per talento e velocità, era così. Semplicemente a lui talvolta mancava un po' di quella "locura" che ora come ora siamo abituati a vedere da parte delle nuove leve del motociclismo. 

Memorabili però al contempo i suoi duelli spalla a spalla con i grandi campioni del suo tempo, nei quali ha sempre dimostrato un ineccepibile senso sportivo sia nella fame assoluta di vittoria, sia nel fair play. Uno spagnolo anomalo, così come Dani Pedrosa, dove però a differenza del Fantino di Sabadell aveva un atteggiamento molto più aggressivo nel corpo a corpo, senza mai eccedere in quello che per lui era un “limite di sicurezza”. Sapete bene quanto io tenga alla questione sicurezza, ma anche io fui sorpreso quando Lorenzo chiese alla Safety Commission di sanzionare Marco Simoncelli per comportamento pericoloso durante i sorpassi, arrivando addirittura a chiedere alla Commissione una regolamentazione della manovra in fase di gara…No comment… Ma Jorge Lorenzo è stato anche questo. Così come è stato lo splendido e coriaceo antagonista di un Rossi da 10 e lode durante il gran premio di Spagna 2009…sono passati 10 anni, ma io ripensando a quella gara ho i brividi come ripensando a gara 2 SBK Imola 2002… e per entrambe ho un solo rimpianto: non essere stato lì a vivere questi eventi.

Sì, perché ve lo assicura uno che ha fatto almeno 20 anni in giro per i circuiti: anche se non sei in quel team, anche se non sei in quel campionato o se non sei dalla parte del muretto dei box di chi come me ci lavora, l’adrenalina scorre così potente nell’aria, che permea ogni cellula di ogni appassionato che è lì a godere di queste gesta che rimarranno per sempre nella memoria di tutti gli sportivi. Ahimè non posso dire: “Io c’ero!”


Raro vederlo sorridere, se non dal gradino più alto del podio... In bocca al lupo, campione!

Cosa ci rimane, dunque, di questo grande campione? Io ricorderò di sicuro sempre il suo carattere indomito, la sua grinta infinita, e la sua meravigliosa innocenza nel non saper nascondere le sue debolezze senza per questo diventare iracondo o aggressivo in un modo poco proficuo per il suo lavoro, in cui ha ampiamente dimostrato negli anni di essere un grandissimo professionista.

La sua velocità, il suo stile impeccabile e non sempre idoneo alla moto che guidava, la sua incapacità di adattarsi alla guida sporca, il suo carattere perfezionista che più volte è stato il suo più grande avversario in pista e fuori, fanno di Jorge Lorenzo il pilota che ha saputo dare un colore ed una forma nell’universo dorato della MotoGP a ciò che molti di noi sono e non sanno come esprimere.

Mi sarebbe piaciuto, nella mia vita professionale, poter lavorare con Jorge Lorenzo; e non tanto perché avrebbe significato essere in un top team della MotoGP, ma proprio perché avrei voluto che ci fosse un grande campione che mi spingesse ad andare oltre quelli che avrei potuto pensare come miei limiti, e che avrei dovuto superare per permettergli di esprimersi al massimo. So anche che mi avrebbe fatto bene in termini umani, perché per mia indole avrei avuto spesso da “discutere” con un uomo così, ed è esattamente per questo motivo che mi avrebbe aiutato a crescere.

Un grande peccato per lo sport, e forse anche dal punto di vista umano, ma quando sali su una moto per correre una gara ai massimi livelli mondiali, devi essere lucido al 100 per cento ; lui non lo era più, e forse già da qualche stagione. Onore a lui per averci provato fino alla fine (o quasi)

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