Professione collaudatore

Aggiornato il: 16 gen 2019

Dopo anni di corse su strada ed in pista adesso mi occupo di sviluppo mezzi da corsa e da divertimento: rischio di meno, guido di più e in sicurezza


Federico Natali durante la 200 Miglia del Mugello

La mia esperienza sportiva nasce all'Isola di Man

Ho conosciuto li passione vera e un modo di correre ma poi è arrivato il momento di passare oltre

Il mio curriculum sportivo nasce sull’isola di Man dove ho corso in 4 categorie (Newcomers, Junior TT, Senior e Supertwins) del Manx GP. Un’esperienza raccontata con dovizia di particolari da Sfida da Bar e che puoi rivedere nel rinnovato sito internet www.sfidadabar.it nella sezione TV EPISODE, selezionando la serie Mission on Island.

Sta di fatto che dopo quella esperienza avevo bisogno di nuovi stimoli. Così, grazie a Suzuki Italia, ho corso la mia prima 24 Ore di Le Mans, come seconda guida, nel 2015. Nelle gare così lunghe, i piloti che corrono sono 3 più una riserva. Anche la riserva deve comunque qualificarsi, durante il proprio turno dedicato; per essere sempre pronta a sostituire uno dei piloti titolari. Fino al sabato mattina, quando concluso il warm up, il team decide chi dei quattro piloti a disposizione far correre. A questo punto il compito della riserva, oggi chiamato 4° pilota, è terminato.


Natali all'Isola di Man nel 2014 con la GSX-R 600


La scelta di fare il collaudatore e basta

Nel 2016, dopo la mia prima esperienza in gara alla 24 ore di Le Mans, ho scelto di fare il 4° pilota e collaudatore a tempo pieno

Tutto è iniziato dopo aver preso la bandiera a scacchi della 24 Ore di Le Mans 2015. Corsi con una Suzuki GSX-R 1000 STK in un team privato italiano, con due piloti italiani. Dopo quell’esperienza mi è stato chiesto di rimanere nel team dando qualche consiglio per sviluppare la nuova moto e così è stato quando arrivò la nuova mille. Poi un altro team tutto italiano mi chiese la collaborazione per sviluppare la Ducati sulla quale avrebbe poi corso il 2 volte campione del mondo Manuel Poggiali ed ho accettato senza riserve.

Fare il collaudatore e tester è forse uno dei lavori più belli nel campo motoristico. Si passano molte ore in sella, per collaudare tutti i componenti della moto che correrà. Gli impegni sono fitti e non si sta a guardare il meteo.

Molte delle giornate di prove libere si passano a rodare i motori nuovi. Si comincia stando attenti a non far salire il contagiri oltre i 6mila, arrivando gradualmente ai 10mila. Ma ci vuole tanto tempo, fortunatamente! Ogni 100-150 km si aumenta di 1000 giri.

Poi bisogna rodare e provare le sospensioni, e costruire un feed-back sui vari set up da comunicare ai piloti che correranno la gara. In una giornata di test si possono rodare più di 12 set di pastiglie frenanti, che poi verranno messe da parte per tutti i cambi previsti durante una 24 Ore, in modo che i piloti possano sfruttare da subito tutta la capacità frenante della pastiglia senza vetrificarla.



Concentrazione durante il Trofeo Italia Naked

Le insidie

Ma non è tutto rosa e fiori. Come in tutte le attività ci sono delle difficoltà. Ecco le principali che ho individuato

Bisogna saper guidare quasi al limite con gomme che vengono usate anche per 3 ore; o per 100 giri. E ovviamente bisogna considerare l’evoluzione del comportamento della moto anche in funzione dei pesi. Quindi si inizia il test con il serbatoio da 24 litri pieno, e ci si ferma quando ne sono rimasti circa 3. Per contro, passando cosi tanto tempo in sella, si acquisisce un’ottima sensibilità di guida; proprio quello che serve per registrare e comunicare alla squadra ogni più piccolo cambiamento e anomalia che la moto evidenzia nei vari stint.




Presente e futuro come collaudatore

Sentivo il bisogno di una nuova sfida, per questo ho accolto la proposta dei ragazzi di Sfida da Bar di sviluppare la loro Moto 2.

Insieme ai ragazzi di Sfida da Bar abbiamo infatti costruito un prototipo derivato da una supersportiva di serie, che ha il doppio obiettivo di diventare un mezzo divertente, con i canoni estetici ed emozionali di una Moto 2, e di diventare il più possibile simile ad una vera moto da competizione. L’abbiamo chiamata la Moto 2 di Sfida da Bar ed è un mezzo incredibile con tanto potenziale. Non troppa potenza, componentistica di primo livello. Reattiva e veloce.

E poi in questo lavoro di sviluppo avrò il supporto anche di due amici di Sfida da Bar. Uno è il grande Roby Rolfo, che con la sua esperienza specifica sulle Moto 2 porterà competenza e sarà il riferimento assoluto sul piano prestazione. Marco Comollo, invece, il famoso DJ di Radio 105, appassionatissimo di moto e "voce" del format, ci richiamerà costantemente all'appello affinchè la moto resti guidabile e fruibile da un semplice appassionato. Questo perchè è a lui che è rivolto per primo questo mezzo.



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