Ducati Hypermotard 796 (2010): il divertimento vero non invecchia
- Leonardo Repetto

- 5 mag
- Tempo di lettura: 5 min
C’è un momento, salendo su una moto come la Ducati Hypermotard 796, in cui capisci subito che non stai per fare un semplice giro. Stai per divertirti. Sul serio.
In un mercato dove le hypermotard moderne hanno alzato parecchio l’asticella – sia in termini di prestazioni, sia di prezzo – tornare su una 796 del 2010 è quasi un esercizio di verità. Oggi, mentre una Hypermotard nuova parte da circa 13.000 euro e arriva fino ai 20.000 della versione top di gamma, questa si porta a casa con pochi soldi. E la domanda è inevitabile: ha ancora senso?
La risposta breve è sì. Quella lunga… è questo test.
Il nostro esemplare e come ci abbiamo lavorato:
L'esemplare che abbiamo utilizzato per questo test è inserito in un progetto a medio termine. Per questo abbiamo scelto di acquistarlo alla cifra di 4.200 euro.
Era tutt’altro che stock: terminali Termignoni, mappatura dedicata, un po' chilometrato, con circa 61.000 km, ma ancora in ottime condizioni meccaniche.
Per sicurezza prima del test lo abbiamo portato dal nostro Fabio Catella, di Moto 36, che lo ha smontato e rivisto con numerose migliorie.
Abbiamo aggiunto molti dettagli in carbonio tra cui il parafango anteriore, la plancia superiore del serbatoio, i parasteli e le fiancatine paracalore posteriori spendendo nel complesso 851 euro.
Abbiamo poi lavorato con Accossato sul comparto frenante usando le loro pastiglie in una mescola adatta all'uso strada/pista, e sostituendo le pastiglie anteriori e posteriori. Questo insieme alle leve ha comportato un costo complessivo di 324 euro.
Moto 36 ha poi ricontrollato la moto in ogni dettaglio optando, per sicurezza di effettuare i seguenti lavori:
Desmo tagliando completo con sostituzione cinghie
Registrazione valvole
Sostituzione olio motore e filtri vari (olio motore e aria)
Sostituzioni pneumatici
Installazione componenti in carbonio
Sostituzione leve freno anteriore e frizione
Sostitiuzione pastiglie
Un lavoro che nel complesso ha avuto un costo complessivo di 900 euro, tenendo conto dell'amicizia che ci lega a Fabio Catella ed al rapporto di collaborazione che da anni abbiamo con la sua azienda, Moto 36.
Per i pneumatici abbiamo scelto i Dunlop Sportsmart TT che ci sembrano un compromesso perfetto per una moto come questa da usare su strada, per il giretto domenicale, senza rinunciare al commuting urbano, potendo comunque contare su una gomma prestazionale per qualche sporadica uscita in pista, o perchè no al kartodromo. Il 23 maggio, tra parentesi, la proveremo proprio a Busca. Le Dunlop di listino costano 490 euri, ma non è infrequente trovare delle offerte per i pneumatici installati a meno di 400 euro.
Abbiamo quindi scelto la strada di risparmiare sull'acquisto per un esemplare un po' chilometrato, con le gomme finite e poco curato esteticamente per riprenderlo in mano in modo complessivo e avere una moto davvero come la volevamo, sia a livello estetico sia a livello meccanico. Scegliere le gomme, le pastiglie, essere sicuri di come quando aver rifatto il desmotagliando per noi vuol dire affidabilità e personalizzazioni. Anche le leve freno e frizione di Accossato a livello di guidabilità aggiungono molto. Non si tratta di un dettaglio estetico ma del piacere di guida sulla tua moto. Ovvio che a livello meramente economico questa non è la strada del risparmio. Alla fine dei giochi il nostro esemplare ci è costato 6.765, che non sono pochi. Ma ora non è questa la domanda da porci, ma un'altra; li vale?
Dopo le cure di Moto 36 il nostro V2 gira come un orolologio, con minimo regolare.
L’erogazione è la prima cosa che colpisce. Piena, corposa, subito presente ai bassi. Il classico bicilindrico Ducati che non ti chiede il permesso: ti prende e ti porta via.
Salendo di giri, però, emerge anche il suo limite: l’allungo non è il suo punto forte. Non è una moto da tirare fino all’ultimo respiro, è una moto da vivere nel mezzo, dove ha davvero qualcosa da dire, sfruttando la schiena, non impiccandola, e facendo strada.
Ed è proprio lì che diventa speciale.
Dove dà il meglio: il misto vero
Nel misto veloce la Hypermotard 796 è sorprendentemente pulita. Linee precise, inserimenti fluidi, comportamento sempre leggibile. È una moto che non ti tradisce mai: quello che senti, fa.
Nel misto stretto, invece, cambia faccia. Diventa più giocosa, più istintiva. È facile pensare che quello sia il suo habitat naturale, anche se la verità è che dà il meglio nelle curve di medio raggio, dove riesce a esprimere equilibrio e ritmo.
Qui entra in gioco anche la posizione di guida: inizialmente spiazza. La moto è corta, compatta, con un manubrio più basso e stretto di quanto ti aspetteresti da una motard pura. Poi però capisci: è tutto voluto.
Quel leggero carico sull’anteriore aiuta nei tratti veloci, rende la guida più precisa e ti restituisce una sensazione di controllo che oggi, paradossalmente, spesso viene filtrata dall’elettronica.
I limiti? Sì, ma fanno parte del gioco
Non è una moto perfetta, e per fortuna.
La forcella anteriore, non regolabile, nel veloce mostra i suoi limiti. Non è mai pericolosa, ma quando alzi il ritmo capisci che non è nata per quel tipo di stress.
Il freno motore è importante. Molto. E con la mappatura di questo esemplare probabilmente lo è ancora di più.
Questo si traduce in una guida che richiede attenzione:
con marce alte tende a strattonare nella prima apertura del gas
con marce basse il freno motore può essere impegnativo, soprattutto per chi ha meno esperienza
È una moto che non perdona la superficialità, ma allo stesso tempo insegna tantissimo.E questo, oggi, è un valore enorme.
Zero elettronica, zero filtri
Niente traction control. Niente piattaforme inerziali. Niente riding mode.
Solo tu, la moto e quello che sei capace di farci.
In un’epoca in cui tutto è assistito, questa 796 è quasi una dichiarazione di intenti: o la capisci, o lei non si adatta a te.
Ma quando entri in sintonia… è puro piacere.
Una scelta ancora attuale?
Se stai cercando una moto “facile”, moderna, sicura nel senso più contemporaneo del termine, probabilmente no.
Ma se vuoi:
una moto vera
divertimento autentico
carattere da vendere
e un mezzo che ti faccia crescere davvero come pilota
allora sì, ha assolutamente senso.
Anzi, forse oggi ne ha ancora di più.
Il verdetto di Sfida da Bar
La Ducati Hypermotard 796 non è una moto perfetta. È meglio: è una moto sincera.
Ti mette davanti ai tuoi limiti, ti obbliga a guidare, ti restituisce sensazioni vere. E lo fa con uno stile che, a distanza di anni, è ancora riconoscibile al primo sguardo.
A circa 6.000 euro, è una delle porte d’ingresso più interessanti al divertimento “puro”.
E in un mondo sempre più filtrato… non è poco.
Calcolatrice alla mano, spendendo la metà di quello che costa nuova la Hypermotard monocilindrica vi portate a casa un mezzo che ha uno spettro di utilizzo più ampio, in un certo senso più completa, e che può ancora regalarvi tanto divertimento; e anche insegnarvi qualcosa.
Al nostro test, per condividere impressioni di guida, hanno preso parte anche gli amici Raffaele Potenza, grande appassionato di moto ed il nostro Oscar Pozzati, immancabile sul set di Sfida da Bar.
Per la sicurezza Leonardo Repetto ha scelto un casco Arai Rx7V nella colorazione personalizzata per Sfida da Bar, giacca in pelle Held Brixham, guanti Held Paxton.
Entrambi i riders hanno optato per delle calzature protettive omologate di Held. Raffaele ha scelto le Marick, nella colorazione grigia e nera, mente Leonardo ha scelto le Sirmione GTX nella colorazione rossa.























































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