Come si diventa tecnico Federale? Inizia la Sfida!

Aggiornato il: 20 lug 2019

Prosegue l'avventura del Tilli per l'acquisizione di un titolo che sarà requisito fondamentale per l'insegnamento della guida in moto



Finalmente ci siamo!


Dopo lunghissimi mesi di trepidante ed impaziente attesa, alfine giunge la sospirata e-mail da parte della Federmoto: è il mio turno! Sono carico come poche altre volte, e una volta sbrigata la necessaria burocrazia mi trovo ad affrontare il primo scoglio: con che moto mi presento? Già, perché il mio amico Kevin Manfredi, pilota di altissimo valore e immense qualità tecniche ed umane mi ha avvisato nel suo spezzino limpido come il mare senza tanti giri di parole: “Occhio, perché i birilli sono stretti veri..” E vi assicuro che detto da uno come lui, fa un po’ impressione… Valuto quindi il mio parco moto e no, capisco che non ce n’è. Almeno non tra i mezzi targati e omologati per uso stradale, quindi devo correre ai ripari in tempi molto, molto brevi. Mi confronto con il direttivo di Sfida da Bar, e ci troviamo a realizzare che nessuna delle moto stradali che abbiamo a disposizione soddisfa i requisiti richiesti …c@##0… e mo’?


Curioso per me trovarmi da quella parte del bancone, proprio lì...


Ma Sfida da Bar non sarebbe tale senza delle sfide, quindi in tempo zero alzo il telefono, e dopo aver ricevuto picche dalle filiali italiane di alcune case, lancio una provocazione ad un vecchio amico: “Secondo te, una delle tue moto, può passare un test di guida di alto profilo, guidata da uno qualsiasi e non da un pilota?” “Certo,” mi sento rispondere “dimmi cosa ci devi fare, e ci ragioniamo insieme“. E così il mio amico ed ex collega Oscar Residori accetta la duplice sfida di trovare la moto adatta alle mie esigenze, e trovare il modo di farmela avere per… immediatamente!

E pertanto ci tengo a ringraziare ancora una volta i miei ex colleghi di Ducati Mantova, ed il mio ex titolare Mirko Bosetti, che hanno accettato la sfida, consci di dare la loro moto in mano ad un critico senza pietà, ma anche, ben consapevoli per contro, del valore di quanto stavano consegnando al mio giudizio...

La mia compagna per questa avventura è una fiammante Scrambler Ducati modello Icon 2019. La moto non cambia visivamente molto rispetto alla versione precedente, se non per le fiancate del serbatoio, ora con colorazione a contrasto per esaltarne la profondità, per il design della sella e dei cerchi, e per le frecce a led; ma è stata profondamente rivista sotto un aspetto tecnico, che prevede l’adozione della ormai onnipresente, in gamma Ducati, piattaforma inerziale IMU, che oltre al già conosciuto ABS cornering ha anche funzione di rientro automatico delle frecce. Devo ammettere che per quanto lo ritenessi un optional abbastanza superfluo, se si indossano guanti non particolarmente comodi è invece un notevole vantaggio alla guida. Così come devo fare un plauso al sistema di illuminazione con DRL (acronimo di Daytime Running Light) che gestisce in modo autonomo l’accensione delle luci di posizione a led piuttosto che la luce anabbagliante a seconda della condizione di luminosità esterna. Di giorno i led diurni sono molto potenti e sono alternativi agli anabbaglianti, i quali infatti si spengono (perché si giorno non serve proiezione) , mentre di notte sono semplici luci di posizione affiancate agli anabbaglianti, infatti la loro potenza viene diminuita.

Discorso diverso invece per il comando frizione idraulico, che ritengo non necessario su una moto essenziale quale Scrambler è, anche perché il precedente sistema a filo aveva un funzionamento impeccabile. Altresì vero è che questo ponte comandi, fatta eccezione per le frecce, mi è risultato poco intuitivo e comodo da gestire, a differenza del ponte comandi del precedente modello, molto più leggero, intuitivo, e gradevole allo sguardo.

La moto si è comunque dimostrata molto più globe-trotter di quanto non pensassi, probabilmente grazie anche alla nuova taratura delle sospensioni, che la rende ancora più precisa pur mantenendo un livello di comfort decisamente adeguato alla tipologia di moto che rappresenta, con un ovvio limite fisiologico, a causa della totale assenza di protezione aerodinamica, per quanto concerne le andature autostradali, (che per me significa 130 km/h fissi) dove registra un consumo nell’ordine dei 14-15 km/l.


A volte pensi di esser giusto, e di essere un grande uomo...


Durante i severi test pratici cui ci ha sottoposto la Federmoto ho apprezzato il fatto che su quasi 20 allievi, ben 5 moto fossero Scrambler, a dimostrazione del fatto che anche motociclisti così esperti da tentare il percorso per diventare Istruttori Federali apprezzino una moto forse troppo sottovalutata, ma che invece ha dimostrato, anche in queste prove, il suo valore tecnico pratico.

Comunque ragazzi ve lo dico: quasi nessuno nelle prove pratiche ha fatto zero errori, sottoscritto incluso. E questo non lo dico perché mi ritenessi un supereroe del manubrio, ma solo perché dopo oltre vent’anni di guida di tutte le cilindrate, tutte le disposizioni meccaniche e vari frazionamenti, uso quotidiano di moto, uso in pista di moto da velocità, motard, e qualche esperienza di flat track ed enduro, mai e sottolineo MAI avrei pensato di trovarmi così tanto in difficoltà. E sicuramente il caldo torrido di questo focosa estate non ha aiutato...

Ma gli esercizi pratici, per quanto fossero i più intriganti, non erano il solo scoglio da superare in questo primo corso.

La strada per diventare Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistiche (ITGM) prevede infatti una preparazione profonda da parte del futuro istruttore sui fondamentali della guida, e non tanto perché i nostri istruttori temessero non ne fossimo a conoscenza, ma perché una cosa è sapere, (o presupporre di sapere) ma ben diverso è il saper spiegare! Il corso, infatti, dedica moltissimo spazio alla formazione degli istruttori come comunicatori, ma di questo approfondirò più avanti nell’articolo.

Ora devo aprire una parentesi importante, perché parlando con alcuni partecipanti al corso, ho sentito opinioni divergenti a proposito della valutazione della strutturazione del corso.


La mia opinione, a posteriori, è che questo corso sia stato organizzato in modo impeccabile, con tutor che non saprei veramente dove attaccare nemmeno volendo. Preparatissimi, seri professionisti attenti alle esigenze della loro platea che fossero esplicitate o tacite. Il Dott.Prisco, che ho già citato in queste pagine, ha rivelato ancora di più di essere il vero Deus Ex Machina della rivoluzione totale della Federmoto, nel bene e nel male di quanto possa essere compreso dagli astanti. Sì, perché se da una parte anche io mi sono inizialmente lamentato per la latenza di feedback riguardo alla mia richiesta di partecipazione al corso, dell’assenza di un calendario ufficiale, e di altre sciocchezze, che ovviamente per me non erano tali, ho potuto capire solo attraverso la conoscenza diretta di questo Uomo (la maiuscola non è a caso) il motto latino “De minimis non curat praetor”, che vuol proprio significare che chi è abituato ad occuparsi di cose importanti, non ritiene necessario sprecare il proprio tempo con cose che ritiene di poco valore. Specifico che questo motto è una mia lode, e non certamente un concetto esplicitato dal Dott. Prisco, perché quando si deve gestire una tale mole di responsabilità ed impegni, collaboratori, strutture, burocrazie a vari livelli di interesse (dal comunale all’internazionale, nel suo caso specifico) e molto altro, decidere di trovare il tempo per dedicarsi alla formazione già dai livelli più elementari, quale il nostro corso era, è segno di una grandissima dedizione al proprio lavoro, passione per il ruolo di educatore e formatore, (propedeutica comunque per avere il reale “polso” dell’organico formato) ed umiltà, dote sempre più rara ai giorni nostri.

Quindi, fatta questa debita premessa, diventano veramente veniali quelle piccole pecche che ad un primo sguardo potevano sembrare crepe in una parete, ma ora ci si accorge che sono poco meno che ragnatele.



Facile, medio, difficile


Il corso, strutturato su due giorni, non può ovviamente essere considerato come una formazione completa. Ovviamente anche in questo caso vale il vecchio adagio per cui: “non si è mai finito di imparare”, ed in questo caso è ancora più azzeccato, perché come giustamente ci sottolineava la Dott.ssa Turati, parlando di formazione entriamo in un ambito che tocca le scienze umane, e di conseguenza si rende necessaria indispensabilmente una costante revisione dei metodi di insegnamento, degli strumenti di comunicazione, ed anche di autovalutazione. 

Sembra semplice? Estremamente difficile…

Quindi non serve solo essere esperti di guida di moto, (facile) ma bisogna anche diventare esperti nel modo in cui possiamo trasmettere questa conoscenza a terze parti (medio) e continuare a metterci in discussione con grande umiltà per migliorare costantemente il nostro livello, aggiornandoci alle novità dei nostri allievi (difficile). Un lavoro titanico, se analizzato da un punto di vista accademico, ma sicuramente di facile digestione se condito con la giusta dose di passione che la moto ci regala, ed è poi il motivo per cui chi scrive ha deciso di intraprendere questa strada, così come per tutti i partecipanti al corso.

Vi regalo una nota di colore: durante il mio corso ho trovato persone di varie età, di cui molti decisamente over 50. Ho apprezzato almeno due cose in questi soggetti: la voglia di mettersi in gioco, e la consapevolezza di essere capaci di guidare, ma bisognosi di strumenti per poter insegnare, e l’ho trovata una cosa romantica.

All’interno del corso ho trovato persone che ovviamente gravitano da anni nel mondo delle due ruote, ma anche molte che posso tranquillamente dire che, passione a parte, non c’azzeccano una lira! Ed anche questo, a mio avviso, è una figata.

Onore al merito quindi ancora una volta alla rivoluzione introdotta dal Dott. Prisco, che ha aperto le porte della formazione veramente a chiunque, definendo poi i vari passaggi per innalzarsi di livello a seconda delle capacità reali dimostrate sul campo come istruttori, riportando in auge un sistema perso nella mentalità italiana, la meritocrazia.




Come vi avevo accennato, il corso non consta solo di impegnative prove pratiche e formazione, ma anche di due test di valutazione, scritto ed orale. In pratica è come tornare a scuola; con la differenza, per quanto mi riguarda un capovolgimento, che ero in prima fila, il primo ad entrare, e non percepivo nessun disgusto nello studiare!

Ecco, qui forse mi posso permettere di muovere l’unico vero appunto che ho registrato in questo corso… Non ci sono state fornite delle dispense di approfondimento o di sintesi sulle lezioni tenute, né pare ci sia in federazione una sorta di check-list propedeutica alla realizzazione di un corso da parte di un neofita dell’istruzione quale io potenzialmente potrei essere. Ovviamente questo appunto, che è stato mosso tanto da me quanto da altri partecipanti al corso, era già nei piani di risoluzione della Federmoto, che addirittura ha già pagato il tipografo, ma non ha ancora ricevuto il materiale, che comunque ci è stato garantito verrà fornito quanto prima. (Le dispense, non la check-list. Quella pare che non esista ancora. Ma per come ho capito essere la vulcanica mente del Dott. Prisco, sono sicuro non tarderà ad arrivare…)

Ma perché continuo ad usare un condizionale, parlando della mia figura di ITGM? 

Presto detto: volendo la Federmoto mantenere un livello qualitativo di un certo spessore, essendo così consapevole di poter contare su un organico effettivamente corrispondente ai requisiti richiesti, non si è dichiarata riguardo l’esito del nostro corso, per valutare singolarmente le prove e gli aspetti che interessano l’area caratteriale deputata alla relazione con i potenziali allievi di ognuno dei partecipanti.

Quindi…attendo…



Chi di voi a scuola ci andava così? Intendo in classe....


Lo dico con chiarezza e massima onestà: non mi sono presentato come giornalista o conduttore televisivo, ma solo come Marco Rutilli, motociclista, aspirante istruttore.

Qualsiasi sarà la decisione della commissione di valutazione la accetterò come ho sempre fatto nella mia carriera sportiva e professionale, consapevole di poter vantare un valore dimostrato sul campo in caso di successo, e di essere stato valutato da professionisti ad un livello superiore al mio in caso di insuccesso, il che mi spingerebbe solo e sempre a tentare ogni strada per migliorarmi e raggiungere il mio obbiettivo.

Come sempre, vi terrò aggiornati.


Buona strada, in sicurezza!

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